Mentre in Norvegia vengono fatti i primi esperimenti di illuminazione stradale super intelligente con lampioni che regolano autonomamente l’intensità al passaggio dell’automobile, in Italia ancora si litiga con le dinamiche di un’illuminazione pubblica energivora e poco efficiente. Ma non si tratta solo di un pessimo rapporto efficienza-spesa. Illuminare strade e luoghi pubblici non può essere un servizio pubblico “statico”, ma una sofisticata operazione di equilibrismo nella quale vanno tenuti in considerazione una serie di parametri che devono assolutamente bilanciarsi fra loro: attenzione al risparmio energetico, sicurezza per i cittadini e rispetto per l’ambiente notturno.

Gli sprechi luminosi

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Gli ultimi dati sull’illuminazione pubblica in Italia risalgono al gennaio 2017 da una ricerca CeSandali con Rot 655 Vallarta Donna P v17 Zeppa Pikolinos nsis su richiesta di Gewiss (azienda che produce impianti elettrici per uso civile e industriale) e dicono che i comuni italiani spendono un miliardo di euro all’anno per illuminare strade e piazze, con una spesa pro-capite di 18,7 euro, che equivale ad un consumo di 107 kwH per abitante, più che doppia rispetto a tedeschi (50 kWh ) e inglesi (42 kWh). Peggio solo la Spagna con 116 kWh per abitante.

Sempre secondo il Censis, la città più “spendacciona” si è rivelata Roma con una spesa annua per punto luce pari a 290,1 euro, male anche Milano  (236,90 euro) nonostante gli importanti investimenti per il passaggio alle luci Led (38 milioni nel 2015) e Torino (156,20 euro).

Numeri impressionanti, evidentemente figli di una mala gestione da Nord a Sud dello stivale. Ma c’è anche dell’altro, come spiega Fabio Falchi, presidente di CieloBuio, associazione no-profit per la protezione dell’ambiente notturno nata nel 1998 :

“Il miliardo di euro si riferisce alla sola spesa per l’energia e la manutenzione, se mettessimo in conto anche gli ammortamenti per gli investimenti effettuati e, soprattutto, i costi per i danni ambientali e alla salute dell’illuminazione artificiale, la cifra lieviterebbe di un ordine di grandezza. Noi consumiamo, pro-capite, più del doppio dei tedeschi e inglesi. Non perché gli altri abbiano chissà quali tecnologie, ma semplicemente perché qui illuminiamo di più, usiamo più lampioni, illuminiamo strade e zone che all’estero non si sognerebbero mai di illuminare, usiamo molta più luce di quella strettamente necessaria per vederci”.

“Per questo – prosegue Falchi – avevamo proposto al primo commissario alla Spending Review, Enrico Bondi, un pacchetto di misure per limitare sostanzialmente questi sprechi. La proposta non passò in Commissione Bilancio, pur essendo stata presentata dal Governo. Lavorammo poi con il Commissario Cottarelli per perfezionare l’intervento, che non venne però accettato dall’allora governo Renzi. Comunque nella Legge di Stabilità di quest’anno un embrione della nostra proposta è stato approvato e prevede un dimezzamento dei consumi entro 5 anni“.

Più luce = più sicurezza?

Nonostante i tantissimi soldi spesi (come dimostrano i numeri di cui sopra) circa 6 milioni di italiani non si sentono al sicuro nei luoghi pubblici a causa del buio o della scarsa illuminazione (e altri 23,3 milioni di italiani non si sentono al sicuro solo ogni tanto).

Sempre secondo i dati forniti dal Censis a gennaio 2017 i più colpiti da questo disagio sono le giovani donne di 18-34 anni (18,6%), davanti a millenials (16,8%), residenti delle grandi città (15%), abitanti del Sud (14%) e le donne di ogni età (12,5%).

Se è vero che un buon impianto luce rassicura e rende i luoghi pubblici più accoglienti, ciò non significa che i cittadini siano realmente più al sicuro, come dimostra una ricerca del 2015 condotta in Gran Bretagna e pubblicata sul BMJ Journals.

“La gente ‘non si sente’ al sicuro, non ‘non è’ al sicuro – spiega Fabio Falchi di CieloBuio – . La percezione della sicurezza è molto diversa, in questo caso, dall’effettiva sicurezza. In Gran Bretagna  è uscito nel 2015 un approfondito studio pubblicato sul BMJ Journals dove si dimostra che spegnendo per tutta la notte, spegnendo dopo una certa ora, diminuendo l’intensità della luce o cambiandone il colore da giallo a bianco nVallarta P Pikolinos Rot Zeppa v17 Donna 655 con Sandali on comporti aumenti o diminuzioni statisticamente significativi nella sicurezza stradale e nei crimini (rapine, furti, violenze ecc.)”.

Lampade a Led: giù i costi, su l’inquinamento

Los Angeles: si vede la tipica foschia arancione causata dall’inquinamento luminoso. Mike Knell/Flickr
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In questi anni le amministrazioni di molti comuni italiani, anche piccoli, hanno scelto di adeguare la rete di illuminazione passando al Led. Se è ormai assodato che – almeno sulla carta – tale tecnologia luminosa possa portare in bolletta per l’ente gestore dell’impianto un 655 Donna con Sandali v17 Rot Pikolinos P Zeppa Vallarta risparmio fino al 40/50% rispetto alle vecchie lampade al sodio, ci sono dei problemi di natura ambientale che (quasi) nessuno considera,  riferisce Fabio Falchi:

“Percepite come ‘ecologiche’, in realtà le luci a Led che vengono installate ora sono molto più inquinanti per l’ambiente, il cielo e la nostra salute in quanto sono bianche e non gialle come quelle al sodio che vanno a sostituire. Essendo bianche hanno un elevato contenuto di luce blu, proprio quella che si diffonde maggiormente in cielo. La luce blu è inoltre quella che più influisce sui nostri ritmi circadiani: quando ci esponiamo a luce blu (emessa dai Led bianchi) durante le ore notturne il nostro corpo interpreta la cosa come se fosse ancora giorno e quindi produce meno melatonina, ormone fondamentale per la nostra salute. A questo proposito l’American Medical Association ha messo in guardia dall’usare Led bianchi ad elevato contenuto di blu”.

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Diverse ricerche a suffragio della tesi di Falchi. Ad esempio, l’impatto dell’inquinamento luminoso dei Led sul cielo e quindi sull’ambiente notturno in generale è stato mappato dal New World Atlas of Artificial Night Sky Brightness e pubblicato dall’American Association for the Advancement of Science sulla rivista Science Advances. Da queste ricerca emerge che l’inquinamento luminoso è un problema globale e colpisce l’80% della popolazione mondiale, percentuale che arriva al 99% per europei e americani.

L’Italia risulta il paese del G20 con il territorio più inquinato.

Altre recenti ricerche – spiega Falchi – “confermano la gravità del problema. Un lavoro, uscito sempre su Science Advances lo scorso novmbre, guidato da un mio collaboratore, Christopher Kyba mostra come negli ultimi anni l’inquinamento sia cresciuto, anche a causa del massiccio utilizzo dei Led. Per fare un altro esempio, l’estate scorsa è stato pubblicato su Nature un articolo dove si descrive come l’inquinamento luminoso sia un problema per l’impollinazione, colpendo molti insetti impollinatori”.

Ma cosa si intende con inquinamento luminoso? Non è solo una questione di perdita del paesaggio notturno o l’impossibilità di “vedere le stelle”, ma “si tratta di ogni alterazione dei livelli di luce naturale nell’ambiente dovuta a sorgenti di luce artificiale. Si consideri che normalmente il livello di illuminamento naturale di una notte è di circa un millesimo di lux mentre le nostre strade vengono illuminate con 10, 20 o più lux. Questa luce artificiale, anche 100mila volte più intensa di quella naturale, stravolge tutte le attività (caccia, foraggiamento, accoppiamento ecc.) della fauna notturna compromettendone il naturale equilibrio. Gli insetti, alla base della catena alimentare, sono tra i più colpiti”, conclude Falchi.

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Anas guarda al futuro: Greenlight e Smart road

Mentre in Norvegia gli sprechi energetici vengono combattuti con un sistema di illuminazione stradale capace di regolare autonomamente l’intensità dell’illuminazione al passaggio delle auto per un tratto di circa otto chilometri (v. video qui sotto), e in Francia, Olanda e Cina vengono eseguiti i primi esperimenti di strada ad energia solare (manto lastricato di pannelli fotovoltaici che danno energia ai lampioni, insegne e telecamere di sorveglianza) cosa accade in Italia?

Qualcosa si sta muovendo, almeno per quanto riguarda strade statali e autostrade, come ci spiegano da Anas (ente che gestisce gli oltre 26mila km di strade statali e autostrade italiane).

Il fiore all’occhiello avveniristico made in Italy per l’efficientamento energetico (in galleria) si chiama Greenlight.

Un progetto che rientra nel più ampio programma di riduzione dei consumi e ottimizzazione degli impianti di illuminazione in galleriaspiega l’ingegnere Luigi Carrarini, Responsabile Infrastruttura Tecnologica e Impianti di Anas – . Realizzato su tutto il territorio nazionale, prevede la sostituzione dei corpi illuminanti con apparecchi a Led di nuova generazione provvisti di un sistema di controllo puntuale che ne permetterà la regolazione, aumentandone l’efficienza in termini di risparmio energetico e di vita utile. La prima tranche del progetto, del valore di 45 milioni di euro, fa parte di un bando di gara, il cui iter è in via di conclusione, per l’affidamento di un accordo quadro di durata triennale suddiviso in otto lotti. Questo ci consente di realizzare velocemente i singoli interventi su larga scala con standardizzazione tecnologica e prestazionale e di ottenere un risparmio energetico fino al 50% per ciascun impianto. I primi lavori inizieranno entro il primo semestre quest’anno”.

Interessante sempre sul fronte Anas l’esempio dell’impianto intelligente e telecontrollato Smart Light sul Grande Raccordo Anulare di Roma installato a settembre dello scorso anno.

Il sistema – come ci spiega Carrarini – utilizza lo standard di comunicazione Zegbee, che permette il controllo e il monitoraggio di ogni singolo Led sia in termini di parametri di funzionamento sia di utilizzo, facilitandone la manutenzione e aumentandone l’efficienza.

“In futuro, con l’adeguamento delle normative alle innovazioni tecnologiche, sarà possibile applicare anche l’accensione programmata attraverso sensori dedicati”, sottolinea Carrarini.

Inoltre Anas sta lavorando anche al progetto Smart Road che prevede Rot P Vallarta v17 Pikolinos Sandali Zeppa con 655 Donna “un insieme di infrastrutture tecnologiche che puntano alla sostenibilità e all’innalzamento della sicurezza e della fruibilità delle strade attraverso la Digital Transformation, ovvero un processo dinamico che realizza servizi e soluzioni. –spiega Carrarini – Alla base di questo processo abbiamo la realizzazione di innovative infrastrutture abilitanti, composte da innumerevoli funzioni, e l’erogazione di servizi che rispondano alle moderne esigenze dell’utente della strada.  Il conducente che si trova sulle strade cosiddette “smart” sarà informato in tempo reale sulle condizioni dei tracciati del suo percorso. Tutto ciò sarà possibile grazie a sistemi di connessione, come il Wi-Fi ‘in motion’ che permetterà una continuità del segnale ai veicoli in movimento. Il progetto prevede anche lo sviluppo di servizi orientati al ‘dialogo’ veicolo-infrastruttura e tra i veicoli stessi (Vehicle-to-Infrastructure e Vehicle-to-Vehicle) per la guida autonoma ed assistita. Anas ha avviato il programma Smart Road con un investimento che prevede, nella prima fase di implementazione, circa 250 milioni di euro”.

Smart Road verrà implementato inizialmente nelle seguenti tratte: la A2 “Autostrada del Mediterraneo”, il Grande Raccordo Anulare di Roma, la A91 “Roma-Fiumicino”, l’itinerario “Orte-Mestre” della E45 ed E55, la A19 “Palermo-Catania” e la RA15 “Tangenziale di Catania” e altre strade nazionali di primaria importanza.